Mano capace

Era una mano capace.

Sapeva costruire, inventare, aggiustare, solo raramente rompere.

Sapeva tendersi verso un viso piangente, dare carrezze sincere senza paura di bagnarsi.

Dalle dita uscivamo ininterrottamente parole, come l’acqua da una fonte di montagna.

Si alzava in aria per dare forza ad una idea, e si temeva ad altezza bimbo per supportarlo nei sui primi passi.

Quante volte l’ho vista nascondere un viso stanco e triste per non dare pena agli altri.

E poi riempirsi di ciliegie rosse e fresche, che ha portato ad una bocca sorridente nei giorni di sole e festa.

Ha lasciato messaggi sul frigorifero in giornate che sei ritardo, tutti dormono e non saluti.

E poi la sera ha dato vita ad animali giocando con luce ed ombra, e si è rinfrancata di risate scroscianti prima di andare tutti a letto.

Quella mano manca, come quando il natale ti irrompe nel cuore ma è settembre. 

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