Come mi consumo

Come pelle a punta di spillo grattata troppo, o un foglio di parole scritte e cancellate cento volte.

Come una coperta lisa da anni di lavaggi, o un divano sgualcito da corpi accoccolati, addormentati, avvinghiati.

Come idee ossessivamente declamate sempre uguali, o bandiere che sventolano simboli accasciatisi da tempo.

Come spade scheggiate che stanche si alzano al cielo, o sangue sgorgato copioso, ma ancora non basta.

Come strali lanciati a freccia alle spalle di chi accasciato su una terra straniera ancora non si orienta.

Così si consumano i pensieri miei fra ciò che vorrei saper dire e ciò che vorrei saper cambiare

Perché, dove vai?

Lo zaino aperto sul tavolo, come una bocca affamata.

La lista di cose da portare gira nelle mani ansiosa ed entusiasta

– mappa, da tenere sempre in tasca ed aprire mai. Perdersi è l’obiettivo

– borraccia da riempire con le storie che ti racconteranno. Ne berrai quando la tua vita sembrerà secca come uno straccio al sole

– cannocchiale, per guardare sempre più lontano dei tuoi piedi, che non sono il centro del mondo

– lente d’ingrandimento per guardare meglio i tuoi piedi, che sono il centro del mondo

– fazzoletti di stoffa, ci asciugherai i sudori tuoi e di chi camminerà con te per un tratto

– calze calde, che certe sere solitarie farà freddo dentro e fuori

– chitarra per scacciare quel buio che ogni tanto cerca di spegnere la tua luce

– una bussola che punta sempre al tuo nord: quello in cui sei da quando sei nato

– scatole di sorrisi a pila, da offrire senza ritegno a chiunque, ovunque

– un diario per scrivere la parola grazie a tutti coloro che hanno attraversato la tua vita prendendosi le tue gioie e pene come fossero le loro

Lo zaino è pieno ma leggero. Il viaggio sarà leggero ma pieno.

Cado verso il cielo

Cado dalla terra verso il cielo.

Precipito veloce per non essere seguito.

La mia ombra, sacco pieno di frammenti insanguinati, resta a terra. Troppo pesante per librarsi.

Le nuvole massaggiano le guance al mio passaggio, come una mano calda nelle serate bambine di febbre e latte caldo.

Il cielo si fa di un nero che non spaventa.

Le stelle strappano dalla mia mente ricordi e ansie, e divento filo di luce.

Perdo il centro e sono tutto e niente.

Sempre e mai.

Un sorriso a forma di sole mi inghiotte, e non cadrò mai più.

 

 

 

Quadri itineranti

Un uomo elegante con la giacca al braccio, cammina piano ma sa dove andare.

Una famiglia di giapponesi, un figlio grassoccio come il padre, l’altro con il viso sempre serio come la madre.

Una ragazza addenta una torta, la assapora con gli occhi tristi di chi aveva promesso di non farlo.

Un militare carico di zaini, pesta continuamente sul telefono. Forse per salutare ancora una volta, e poi ancora, e ancora.

Una donna in piedi ferma, alterna stancamente sbadigli e lunghe boccate di sigaretta.

Due uomini vestiti di cravatta e fili di auricolare come sciarpa, discutono di clienti presi, persi, da prendere.

Una ragazza appesa ad uno zaino più grande di lei, non sembra così pronta per il suo viaggio intorno al mondo.

Una signora affascinante ha coperto le occhiaie con il trucco. Muove piano i capelli per non spettinarsi e tiene il suo trolley per mano come fosse l’unico amico che ha al mondo.

Un anziano e la sua valigia anziana stanno in piedi un po’ storti in attesa di rivedere figli e nipoti sempre troppo lontani.

Tutti in una fila disordinata dietro la linea gialla. Arriva il treno, salgono, e sulla banchina in pochi minuti arriva il secondo blocco.

Come quadri di soggetti post-moderni e metropolitani, macchie di Vita buttate su una tela che disegno nella mia testa.

Ritagli di pace

Quello che cerchi è ormai fuori dalla portata del tuo occhio.

Nell’angolo sbiadito di un disegno tenuto per troppo tempo nel cassetto.

Lo scrigno è stato violato, il tesoro disperso.

Scatole meste e gonfie attendono di essere svuotate ora.

Passi stanchi affondano nell’anima che si fa fango e pioggia.

Nessuna parola ha più il sapore del mare d’estate.

Balli, canti, lasci che il mondo si pieghi. Non spetta più a te tenerlo dritto.

Quadri senza didascalie sono i pensieri, ammaliano senza che tu li possa capire.

Respiri l’aria in cui sei appena passato.

Il presente è l’unica àncora rimasta ai sogni alla deriva.

Questa volta è l’ultima volta

“Scusa piccola, sai come sono fatto, mi scaldo un po’. Ma lo sai che ti amo vero?”

Ancora una volta,

quella mano grande su di te,

a schiaffeggiarti il viso e l’ultima goccia di dignità.

A stropicciarti il corpo fosse un sacchetto.

“Sei una stupida oca!”

Ancora una volta,

le parole come sassi lanciati contro di te.

Da questi non puoi proteggerti nemmeno mettendo avanti le mani,

nascondendo la testa fra le gambe.

“Non succederà più, vedrai piccola…”

Ancora una volta,

appesa come un panno bagnato

all’illusione che dietro a quella violenza ci sia una ragione, un intoppo che potrai rimuovere con pazienza e amore.

“Se tu mi dessi ascolto piccola io non dovrei poi…”

Ancora una volta,

falsa tenerezza e rabbia ti vengono serviti uno dopo l’altro, come portate del pasto più amaro della tua vita.

Ancora una volta,

non riesci a ribellarti, perdoni lui e accusi te stessa,

ti nasconderai dai “come stai” con un “sono solo un po’ stanca”.

Questa volta,

sii stanca per davvero,

di negare la tua dignità,

il tuo diritto a credere che quel sole tiepido sul viso sia lì per te.

Questa volta,

abbandona valigie e vestiti accatastati insieme agli insulti e le botte,

chiudi la porta dietro di te e lascia che il mostro inghiotta se stesso.

La prossima volta,

nel tuo prossimo amore,

le sue mani avranno carezze per il tuo corpo, tempio da venerare e custodire.

Le sue parole sanno sprono ad afferrare i tuoi sogni,

dolci massaggi alla tua anima che riprenderà a pulsare come un cuore rianimato.

Questa volta,

ripeti forte:

“questa è stata l’ultima volta!”

Lei sa volare

Cos’è volare?

Un corpo sospeso, il suo, sull’acqua amica

che la sostiene dolcemente per non farla affondare, è volare?

Braccia fluide e coordinate,

che entrano ed escono dall’acqua come le pale di un mulino, è volare?

Gambe energiche che massaggiano l’acqua,

per convincerla a restituire movimento, è volare?

Un viso che si immerge e diventa blu,

e poi riesce occhi al cielo per rubargli aria, è volare?

La sagoma lucida e sinuosa del corpo,

che scava un solco di gocce zampillanti che si rimargina continuamente dietro di lei, è volare?

Gocce che zampillano felici al suo incedere,

e la coprono tutta in un abbraccio umido e sensuale, è volare?

Si, lei sa volare.

 

 

 

Il vuoto e il pieno

Non so pensare ad uno senza l’altro: il vuoto ed il pieno.

L’onda che arriva e riempie il bagnasciuga, e poi si ritira come una carezza che si fa attendendere.

La terra piena ed il cielo vuoto, in un abbraccio incollato da sempre e per sempre.

Un palloncino gonfiato a cercar risate, ed un polmone svuotato ma pieno di felicità.

Un amore a cui una vita ha fatto spazio, che ha riempito, e poi lasciato il vuoto  

Un’intuizione che cresce, espande, diventa un idea e satura la testa creativa. 

Un’ossessione che si insinua in affratti cavi e sottili di dolore, ed una esistenza che si svuota di voglia di essere lì. 

Note che riempiono, pause che svuotano. Intricata relazione nello spazio e nel tempo che è la musica…che riempie.

Una vita di baci 

La vita inizia e finisce con un bacio.

Quando una barba incolta intorno a due labbra commosse incontrano la guancia liscia del bimbo appena nato.

Quando i primi passi incerti si alterano a cadute e le lacrime si fermano solo dopo un bacio sulla bua.

Quando nella foto di famiglia la bimba viene invitata a dare un bacetto al cuginetto, e lui viene immortalato con faccia schifata.

Quando dopo il fiume di parole del primo appuntamento lui la bacia impacciato sulla porta di casa.

Quando le labbra adulte imparano a solcare tutto il corpo e sono inebriate dal piacere che producono.

Quando il bacio si nasconde nel buio perché il mondo non capisce che amore è amore in qualsiasi forma.

Quando dopo il “vi dichiaro marito e moglie” il bacio è una promessa tatuata nell’anima.

Quando su una panchina in riva al mare la luna è grigia come i capelli, ma un bacio maturo è ancora capace di passione.

Quando il bacio è un saluto definitivo e straziante dato sulla fronte rugosa, prima di un viaggio che si deve fare da soli. 

La vita inizia e finisce con un bacio.

La scatola

La scatolaQuesto armadio è un gran caos. Sono sicuro di averlo messo qui il cappello. Quello bello e colorato. Si, mi starà bene con questa maglietta.

Cos’è? Una scatola (non la prendere, lasciala li…)? Accidenti, è pesante.

Ma come si aprono ste scatole di latta? Quelle con la ragazza anni ’50 sul coperchio ed un marchio di biscotti che nessuno ricorda più (non la aprire…).

Quante foto, non ricordavo di averle.

Ci sei tu, ci siamo noi.

Sei giovane, più di me oggi. 

Qui mi tieni in braccio. Sei imbarazzato, impacciato, ma sono tranquillo non mi farai cadere.

Qui mi insegni a nuotare?! Ma se nemmeno sei capace? Ma lo so, vogliamo che i nostri figli siano migliori di noi.

Qui alla mia comunione. Porti la cravatta come fosse un cappio, non è per te. Ed infatti in questa l’hai già slacciata, così come il tuo sorriso.

Ok, ma tirala sta palla sennò perché mi ha portato fuori a giocare?

Sei più credibile in questa in cui piegato metti un mattone sopra l’altro. Il mio papà costruisce case, dicevo a tutti. 

Ma dai, la vespa che mi ha regalato e che abbiamo truccato…perché qualche regola la dovevamo trasgredire insieme, no?

Adesso insegnami a guidare, così un giorno ti porto io. E smettila di scattare foto!

Ecco ora ti porto io, guido io. Ma verso quell’ospedale e quelle terapie che ti rendono uno straccio. Ma sei qui ancora, tenacemente. Anche se il tuo sorriso si è riannodato, e sembra una smorfia di dolore. Forse lo è.

E poi tutte quelle fotografie che non abbiamo scattato, perché quello non eri più tu. Piccolo, emaciato, con negli occhi la richiesta di avere una seconda possibilità. Cazzo ogni uomo dovrebbe averne una, no?

Ora ci sono io che insegno loro a nuotare, trasgredire qualche regola, guidare. 

Ti prego, scattaci una foto adesso…