Spazio vuoto

Una domanda che non anela nessuna risposta.

Un eco rimbomba circolare mentre si allontana.

Sospeso fra una nota e l’altra nella melodia che ti racconta.

Falso ricordo di esistere da sempre.

La mano collassa sul tavolo in attesa di parole che non vogliono concedersi.

Ed un perdono non sarà ottenuto.

L’anima non si acquieta come una bruciatura sotto acqua fredda.

Arredare il vuoto per abitarlo, ecco cosa fare.

Mano capace

Era una mano capace.

Sapeva costruire, inventare, aggiustare, solo raramente rompere.

Sapeva tendersi verso un viso piangente, dare carrezze sincere senza paura di bagnarsi.

Dalle dita uscivamo ininterrottamente parole, come l’acqua da una fonte di montagna.

Si alzava in aria per dare forza ad una idea, e si teneva ad altezza bimbo per supportarlo nei sui primi passi.

Quante volte l’ho vista nascondere un viso stanco e triste per non dare pena agli altri.

E poi riempirsi di ciliegie rosse e fresche, che ha portato ad una bocca sorridente nei giorni di sole e festa.

Ha lasciato messaggi sul frigorifero in giornate che sei ritardo, tutti dormono e non saluti.

E poi la sera ha dato vita ad animali giocando con luce ed ombra, e si è rinfrancata di risate scroscianti prima di andare tutti a letto.

Quella mano manca, come quando il natale ti irrompe nel cuore ma è settembre.