Di sassi sul cuore ed altre asfissie 

Come quella volta che cadendo sbattesti forte il petto, ricordi?

L’aria che sgomitava per passare fra i polmoni ammaccati, e la testa che si alzava a prendere boccate di cielo?

Come quella volta, anche ora.

Sei sdraiato sul letto di spine che pensavi di aver rimosso per sempre. Respiri forte, cerchi aria, boccheggi, guardi il soffitto nero che ti inghiotte.

Le pene che avevi derubricato con l’adagio del “passerà..,passa sempre” ora ti guardano dritto negli occhi. Tornate a vantare diritti sulla serenità ritrovata.

Le gambe ansiose sono attaccate da pensieri famelici come formiche rosse del deserto.

Gli occhi stringono il campo visivo via via sempre di Piu, fino al punto nero, il tuo punto nero, il tuo vuoto di senso.

Le domande tetre adagiate come un sasso sul petto: non troppo pesante da ucciderti, ne troppo leggero da essere rimosso.

Non durerà, lo sai.

La luce riallargherà il nero che hai intorno, 

le gambe torneranno placide e ti porteranno altrove,

ricomincerai a respirare, ampio, ossigenato, ottimista…

…ma non ora, 

ora sei sdraiato e guardi il soffitto nero.

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