Buchi

Dove era la terra scavata ora una pozza d’acqua si accomoda cheta.

Una parola cancellata lascia un segno ancora più indelebile sul foglio.

Buchi si aprono nella pelle ferita, e richiusi lasciano cicatrici che parlano.

Nelle mani con cui copri il viso buchi lasciano passare fili di luce.

Pezze di parole e sorrisi su tessuti di anima lisi e sfilacciati.

Buchi in cui sei caduto e ci resti finché il vento sarà andato.

Buchi sulle tue guance sorridenti coprono gli spazi della mia memoria sfaldata.

Ora esco dal buco…

Precario

Il piede buttato in avanti, sulla strada che finisce nella curva davanti a te.

Il sogno che hai rimodellato mille volte, come una statua di creta di uno scultore senza idee.

Le mani che tieni nelle tue, salde e strette perché non si sfilino e tu senta freddo.

Le cose che credi di aver capito, e tieni dietro il vetro appannato della tua certezza.

Le cose che hai messo in scatole del “non si sa mai”, e non hai mai più aperto.

Precario sei, come il prestito di aria e tempo che verrà esigito prima o poi.

Di sassi sul cuore ed altre asfissie 

Come quella volta che cadendo sbattesti forte il petto, ricordi?

L’aria che sgomitava per passare fra i polmoni ammaccati, e la testa che si alzava a prendere boccate di cielo?

Come quella volta, anche ora.

Sei sdraiato sul letto di spine che pensavi di aver rimosso per sempre. Respiri forte, cerchi aria, boccheggi, guardi il soffitto nero che ti inghiotte.

Le pene che avevi derubricato con l’adagio del “passerà..,passa sempre” ora ti guardano dritto negli occhi. Tornate a vantare diritti sulla serenità ritrovata.

Le gambe ansiose sono attaccate da pensieri famelici come formiche rosse del deserto.

Gli occhi stringono il campo visivo via via sempre di Piu, fino al punto nero, il tuo punto nero, il tuo vuoto di senso.

Le domande tetre adagiate come un sasso sul petto: non troppo pesante da ucciderti, ne troppo leggero da essere rimosso.

Non durerà, lo sai.

La luce riallargherà il nero che hai intorno, 

le gambe torneranno placide e ti porteranno altrove,

ricomincerai a respirare, ampio, ossigenato, ottimista…

…ma non ora, 

ora sei sdraiato e guardi il soffitto nero.

Gocce di Vita

Gocce d’acqua buttate sulla faccia storta dal sonno, quando il buio è ancora la coperta del mondo. 

Gocce di sudore su una fronte tagliata da pensieri e lavoro, in una vita che non ha sogni da inseguire.

Gocce di sangue su mani operose, scorticate dal peso del dacci il nostro pane quotidiano.

Gocce di vino in un fondo di bicchiere serale, evaporati come gli anni dell’uomo  che lo cinge stanco.

Poche immagini fra mille foto, come gocce di rugiada al mattino sulla finestra. Questo ho dell’uomo del tempo in cui non ero.

Gocce di una Vita che non ho incrociato mai, ma da cui discendo. 

Pulso 

Sento intorno a me il ritmo pulsare come un cuore, e dare vita alla vita.

Il tremolio del treno, Andante quasi regolare, portatore un po’ lamentoso.

Le pagine di un libro girate da una mano pigra con gesto Largo e pacifico.

Il piede ansioso dell’uomo con la cravatta, Vivace, isterico e assillato.

La ragazza che batte sui tasti del pc. Presto, Prestissimo che qualcuno aspetta un documento. 

Il trolley che porta caffè agli sbadigli. Andantino ritardando e poi subito accelerando.  

I respiri assonnati di teste appoggiate al finestrino. Adagio senza fretta che tanto la vita scorre senza bisogno di essere portata. 

I miei pensieri a volte Vivacissimo, altre Grave con dolore, spesso Allegro moderato, che si avvicendano nella sinfonia di paure e gioie che abitano la mia testa.

Sto qui immerso, fra gente che percepisce solo rumore ed altre che entrano in scia e battono il piede a tempo della loro vita.

Guardo dal finestrino e sorrido al Sole, e penso che il ritmo forse lo ha inventato lui.