Voglio

Sono pronto a partire per questo viaggio.
Voglio vedere posti in cui pochissime persone sono state prima di me. In cui altre si sono perse, e da cui altre ancora sono scappate.
Voglio esplorare anfratti talmente bui da perdere ogni riferimento, ad altri così pieni di luce da faticare a tenere gli occhi aperti.
Voglio inciampare nei tuoi pensieri più semplici, quelli che hai lasciato a terra tanto “non cambiano mica il mondo”.
Voglio attraversare quel fiume di dolore che hai dentro, che ho visto ingrossarsi e straripare in pianti che mi hanno strappato il cuore.
Voglio trovare l’interruttore che scatena i tuoi sorrisi scroscianti, e spingerlo mille volte e poi altre mille finanche a procurarti un po’ di dolore, ma lenire il mio.
Voglio bagnare e nutrire la rosa del tuo piacere, per mantenerla rigogliosa e poterla contemplare ogni giorno.
Voglio solcare il tuo corpo come un marinaio il suo mare. Seguire i flutti dei tuoi fianchi, e farmi avvolgere dalle tue gambe, come le onde lo scafo di una nave.
Voglio, non fermarmi mai, perché questo viaggio è la mia vita.
Voglio, non chiedermi mai dove ha termine, perché la è la mia fine.
Sono pronto a partire per questo viaggio.

Dimentica tu!

“non credi di averne bevuti abbastanza’”
“hei ti ho invitato per farmi compagnia, mica per censurarmi. E poi tanto guidi tu”
“ho capito, stasera devi scassarti. Così magari il dolore lo senti di meno, giusto?”
“non lo so guarda. Forse non è nemmeno il dolore che voglio allontanare. Certo, non vorrei stare così, ma siamo grandi, ed alla nostra età lo sai che un prezzo si paga in questi casi”
“ma senti, non sarebbe il dolore quindi il problema qui. Non ti iscrivevo fra i retorici del dolore come percorso di espiazione umana”
“non ho detto questo idiota. Odio il dolore, e preferirei fossi tu a stare così adesso”
“ ah grazie”
“ehehe, beh più comodo essere il consolatore dai. Ammettilo. Siamo così meravigliosamente filosofici quando guardiamo la pena negli altri. Sempre così lucidi, e pieni di ottimi consigli da dare. no?”
“ok…mi sa che paghi tu stasera eh! Allora non è il dolore, insomma, a conciarti come la pezza bagnata e sbattuta che ho davanti. E quindi cosa?”
“ma si, il dolore passa. E’ darwiniano, lo sappiamo che succede così. Ti adatti, sposti le energie in altre cose per non soccombere, finché non trovi qualche altro riferimento. Qualcosa che rimette in moto la macchina”
“ok ci adattiamo. Condivido. Ma la cosa non sembra darti sollievo. Hai la testa bassa, e giri ossessivamente quel bicchiere nelle mani, come stessi cercando qualcosa”
“sei tutta una metafora. Puoi smettere di fare lo scrittore del cazzo quando stai con me?”
“ok simpatia. Ma era per sottolineare il paradosso fra la tua analisi puntuale sull’adattamento umano e lo stato d’animo. Insomma questa consapevolezza non ti aiuta. Io penso che dipenda dal fatto che per quanto si cerchi di razionalizzare poi in fondo i sentimenti non li acquieti mica. Il dolore non lo sterilizzi col pensiero insomma”
“ non la capisco questa tendenza che avete voi artisti di descrivere il dolore come fosse una dimensione metafisica. Mica soffri con il corpo e pensi con la mente, come fossero entità separate. E’ un artificio letterario dai, e nemmeno tanto poetico se ci pensi bene. Ma no, è tutto li, nella testa insomma. Il corpo ne manifesta gli effetti, ma il dolore che proviamo si forma li”
“d’accordo, neuroscienziato 1, artista 0. Il dolore si forma nella testa. Comunque tu la metta stai soffrendo e penso sia questo il punto. Serve tempo insomma, perché si avvii quel processo di adattamento di cui hai parlato. Giriamola così”
“ma si, il punto è che quello che mi spaventa e mi prostra non è il dolore che provo ora, ma proprio il fato che mi adatterò”
“accidenti come sei cervellotico. Non vogliamo smettere di soffrire? Non dirmi che tu, il pragmatico più appassionato che conosca, non vuoi smettere di soffrire”
“certo che voglio, ma a anche prezzo?”
“c’è un prezzo? un premio forse”
“no, un prezzo. Forse il peggiore che si possa immaginare”
“e di grazia quale sarebbe?”
“che la dimenticherò. Che il suo bel viso diventerà una sagoma sfumata. La sua voce dal timbro caldo e grave diventerà un suono inspecifico. Che i suoi occhi, che ho voluto addosso come un cappotto caldo, spariranno dalla mia testa. Ho il terrore che lei diventi un aneddoto da raccontare a qualcuno, per consolarlo come fai tu ora con me. Per dimostrargli che si può continuare a vivere”
“capisco”
“come posso accettare che questo avvenga? Come posso squalificare una cosa che ho così tanto amato, desiderato fino a non dormirne. Che ha ispirato la stessa idea di vita che avrei voluto per me nel mio futuro. Come si può lasciar cadere tutto questo solo per non sentire più dolore?”
“per la ragione che il tuo futuro può esistere anche in altra forma. Non c’è solo quella visione li”
“ma si certo. Ci sono stato sai, dico nel mio futuro. L’ho esplorato tanto in questi giorni, ed ho visto cose che farò, persone che incontrerò. Sorrisi sul mio viso e mani aperte per prendere pezzi di serenità e portarli a me. Ma nessuno di questi funziona in definitiva”
“e perché no?”
“perché lei non è li”
“ho capito. Senti, ne ordiamo altri due?”

Il Nodo

Il nodo,
intreccio sinuoso che unisce, tiene insieme,
un abbraccio innaturale di diversi che diventano Uno,
Un nodo,
stretto per resistere,
lasco per mettere un punto, segnare una tappa.
Nodi,
quanti ne hai appuntati nell’anima? Per ricordare,
un dolore,
un amore,
un pensiero,
Tanti nodi,
una storia che sei tu.
Il nodo,
così facile da stringere, per paura che si sfaldi
così difficile da sciogliere quando senti che avvolge troppo,
quando vorresti liberarti
Il nodo,
che quando sei riuscito a toglierlo, ed hai le dita doloranti e rosse, lascia il tessuto
sgualcito
schiacciato
consumato
e ti ricorda per sempre che li c’è stato un nodo
Il nodo,
quando prometti che non ne intesserai più
e per ricordartelo stai già facendo un altro nodo.

Ora basta!

Ora ascolta e smettila di parlare.
Devo dirti una cosa importante, non posso più tenermi dentro questa cosa.
Smettila di guardarmi così, perché sorridi ora? Si come no, sono bello quando faccio il serio e il sostenuto. Ma lascia stare i complimenti adesso.
Guarda, ci sono cose che la vita ti fa capire. Segnali che devi cogliere prima che sia troppo tardi.
Adesso perché ti passi annoiata le mani fra i capelli? I tuoi meravigliosi e fluenti capelli. Vuoi distrarmi lo so.
Ma io cerco di dirti che sono cambiato, che sento di dover seguire le mie aspirazioni.
Non ho ancora finito, perché mi dai ragione? Non mi incanterai con la tua ammiccante comprensione stavolta.
Come perché cammino nervosamente? Cerco di mettere in fila le parole, ma tu non ascolti.
Come puoi chiedermi di massaggiarti il collo adesso. Il tuo dannato e sexy collo. Liscio come una verde vallata in piena estate. Caldo come una coperta in inverno.
Non ora, davvero non è il momento. No, arriverò in fondo questa volta.
E non è perché ora accavalli le tue meravigliose gambe che io perderò il segno. Non stiamo giocando a quella scena del film come abbiamo fatto mille volte. Sei perfida.
Se io potessi farei diversamente, ma devo liberare le mie energie, cercarmi meglio…
Ma come diavolo faccio a parlarti se mi baci il collo? Se lo facessi io tu ci riusciresti?
“se tu mi baciassi il collo ora io sarei tua”. ecco brava, ci mancava la frase ad effetto, con il tono di voce profondo e sospirato di quando fai l’amore con me. Ma brava!
Certo che mi rialzo, non mi consenti di esprimermi. Vedi è proprio di questo che cerco di parlarti. Tu falsi le cose, copri tutto di dolcezza ed erotismo, ma non può essere tutto qui.
E’ inutile che sbuffi e butti indietro la schiena sul divano sai. Se pensi che i tuoi seni sodi e sollevati al cielo ora mi confonderanno sei fuori strada.
Come cosa voglio? Cosa voglio dici?
Voglio lasciarti,
amarti,
uscire da questa stanza,
spogliarti,
dirti cosa penso di te,
baciarti ovunque,
finirla qui,
passare le mie mani sul tuo corpo,
riprendermi la vita,
prenderti.
Ecco cosa voglio.