Schizzi di Male

Schizzi che imbrattano:

“Ricchione, ti ammazziamo!”

“Negro torna a casa tua”

“Quella è una zoccola!”

Schizzi che macchiano appena:

“Non ho niente contro i gay, basta che stiano al loro posto”

“Non sono razzista, ma non possiamo accoglierli tutti”

“Lei ha in programma un progetto familiare?”

Schizzi invisibili, indelebili:

“Tutti bravi a fare il frocio con il culo degli altri”

“Sto lavorando come un negro in questo periodo”

“Gnocca la nuova responsabile degli acquisti vero?”

Il male schizza come sangue da una ferita aperta.

Alcuni sono fiotti copiosi,

altri gocce intense che si allargano,

il più frammenti impercettibili, ma che abiteranno il tessuto per sempre.

E sei macchiato…

Cado verso il cielo

Cado dalla terra verso il cielo.

Precipito veloce per non essere seguito.

La mia ombra, sacco pieno di frammenti insanguinati, resta a terra. Troppo pesante per librarsi.

Le nuvole massaggiano le guance al mio passaggio, come una mano calda nelle serate bambine di febbre e latte caldo.

Il cielo si fa di un nero che non spaventa.

Le stelle strappano dalla mia mente ricordi e ansie, e divento filo di luce.

Perdo il centro e sono tutto e niente.

Sempre e mai.

Un sorriso a forma di sole mi inghiotte, e non cadrò mai più.

 

 

 

Buchi

Dove era la terra scavata ora una pozza d’acqua si accomoda cheta.

Una parola cancellata lascia un segno ancora più indelebile sul foglio.

Buchi si aprono nella pelle ferita, e richiusi lasciano cicatrici che parlano.

Nelle mani con cui copri il viso buchi lasciano passare fili di luce.

Pezze di parole e sorrisi su tessuti di anima lisi e sfilacciati.

Buchi in cui sei caduto e ci resti finché il vento sarà andato.

Buchi sulle tue guance sorridenti coprono gli spazi della mia memoria sfaldata.

Ora esco dal buco…

Plano Piano

Plano piano, sulle cose e le parole. Sul mondo brulicante di pensieri sotto di me.

Piano plano e sorvolo le ansie del giorno e le insonnie della notte. La paura di non farcela, ed il terrore di farcela.

Piano, come un aeroplano ,mille volte cambiando rotta, ma non è mai quella giusta.

Plano, e lascio che sia. Piano, a cavallo di un vento amico.

Piano, non mi avvito, e per quanto posso plano.

Quadri itineranti

Un uomo elegante con la giacca al braccio, cammina piano ma sa dove andare.

Una famiglia di giapponesi, un figlio grassoccio come il padre, l’altro con il viso sempre serio come la madre.

Una ragazza addenta una torta, la assapora con gli occhi tristi di chi aveva promesso di non farlo.

Un militare carico di zaini, pesta continuamente sul telefono. Forse per salutare ancora una volta, e poi ancora, e ancora.

Una donna in piedi ferma, alterna stancamente sbadigli e lunghe boccate di sigaretta.

Due uomini vestiti di cravatta e fili di auricolare come sciarpa, discutono di clienti presi, persi, da prendere.

Una ragazza appesa ad uno zaino più grande di lei, non sembra così pronta per il suo viaggio intorno al mondo.

Una signora affascinante ha coperto le occhiaie con il trucco. Muove piano i capelli per non spettinarsi e tiene il suo trolley per mano come fosse l’unico amico che ha al mondo.

Un anziano e la sua valigia anziana stanno in piedi un po’ storti in attesa di rivedere figli e nipoti sempre troppo lontani.

Tutti in una fila disordinata dietro la linea gialla. Arriva il treno, salgono, e sulla banchina in pochi minuti arriva il secondo blocco.

Come quadri di soggetti post-moderni e metropolitani, macchie di Vita buttate su una tela che disegno nella mia testa.

Ritagli di pace

Quello che cerchi è ormai fuori dalla portata del tuo occhio.

Nell’angolo sbiadito di un disegno tenuto per troppo tempo nel cassetto.

Lo scrigno è stato violato, il tesoro disperso.

Scatole meste e gonfie attendono di essere svuotate ora.

Passi stanchi affondano nell’anima che si fa fango e pioggia.

Nessuna parola ha più il sapore del mare d’estate.

Balli, canti, lasci che il mondo si pieghi. Non spetta più a te tenerlo dritto.

Quadri senza didascalie sono i pensieri, ammaliano senza che tu li possa capire.

Respiri l’aria in cui sei appena passato.

Il presente è l’unica àncora rimasta ai sogni alla deriva.

Squarci

Squarci su un vestito che ti lasciano la pelle scoperta. E sei esposto.

Squarci di cielo come grandi bocche da cui essere inghiottito. E sei nascosto.

Squarci al velo di un pensiero dietro il quale ti sei nascosto per troppo tempo. E sei confuso.

Squarci su un muro percorso dalla terra infuriata. E sei disperato.

Squarcio alla pagina di un diario. E nessuno saprà mai la verità.

Squarci di tempo che è insieme ieri e oggi. E sei eterno.

Il vuoto e il pieno

Non so pensare ad uno senza l’altro: il vuoto ed il pieno.

L’onda che arriva e riempie il bagnasciuga, e poi si ritira come una carezza che si fa attendendere.

La terra piena ed il cielo vuoto, in un abbraccio incollato da sempre e per sempre.

Un palloncino gonfiato a cercar risate, ed un polmone svuotato ma pieno di felicità.

Un amore a cui una vita ha fatto spazio, che ha riempito, e poi lasciato il vuoto  

Un’intuizione che cresce, espande, diventa un idea e satura la testa creativa. 

Un’ossessione che si insinua in affratti cavi e sottili di dolore, ed una esistenza che si svuota di voglia di essere lì. 

Note che riempiono, pause che svuotano. Intricata relazione nello spazio e nel tempo che è la musica…che riempie.

Non oggi

Un cielo azzurro maculato di nuvole in una giornata estiva,

o uno trapuntato di luci su un intenso sfondo nero.

Un prato verde su cui sdraiarsi e respirare piano,

o una lunga strada che taglia il mondo intero, da correre a perdifiato.

Paesi arroccati di casupole bianche come fiotti di panna montata,

o città, psichedelici formicai di persone e palazzi che pungolano il cielo.

Enormi pavimenti di ghiaccio che si congiungono al cielo,

o chilometri di sabbia mossa piano da aria calda e irrespirabile.

Boschi di ossigeno e alberi da sfiorare camminando,

o foreste fitte di nuance verdi che si avvinghiano come amanti. 

Tutto questo voglio vedere. Ognuna di queste cose vogliono vedere.

Ma non oggi, 

oggi mi basta la tua stanza, ed il tuo respiro sul mio viso.