Cado verso il cielo

Cado dalla terra verso il cielo.

Precipito veloce per non essere seguito.

La mia ombra, sacco pieno di frammenti insanguinati, resta a terra. Troppo pesante per librarsi.

Le nuvole massaggiano le guance al mio passaggio, come una mano calda nelle serate bambine di febbre e latte caldo.

Il cielo si fa di un nero che non spaventa.

Le stelle strappano dalla mia mente ricordi e ansie, e divento filo di luce.

Perdo il centro e sono tutto e niente.

Sempre e mai.

Un sorriso a forma di sole mi inghiotte, e non cadrò mai più.

 

 

 

Buchi

Dove era la terra scavata ora una pozza d’acqua si accomoda cheta.

Una parola cancellata lascia un segno ancora più indelebile sul foglio.

Buchi si aprono nella pelle ferita, e richiusi lasciano cicatrici che parlano.

Nelle mani con cui copri il viso buchi lasciano passare fili di luce.

Pezze di parole e sorrisi su tessuti di anima lisi e sfilacciati.

Buchi in cui sei caduto e ci resti finché il vento sarà andato.

Buchi sulle tue guance sorridenti coprono gli spazi della mia memoria sfaldata.

Ora esco dal buco…

Plano Piano

Plano piano, sulle cose e le parole. Sul mondo brulicante di pensieri sotto di me.

Piano plano e sorvolo le ansie del giorno e le insonnie della notte. La paura di non farcela, ed il terrore di farcela.

Piano, come un aeroplano ,mille volte cambiando rotta, ma non è mai quella giusta.

Plano, e lascio che sia. Piano, a cavallo di un vento amico.

Piano, non mi avvito, e per quanto posso plano.

Quadri itineranti

Un uomo elegante con la giacca al braccio, cammina piano ma sa dove andare.

Una famiglia di giapponesi, un figlio grassoccio come il padre, l’altro con il viso sempre serio come la madre.

Una ragazza addenta una torta, la assapora con gli occhi tristi di chi aveva promesso di non farlo.

Un militare carico di zaini, pesta continuamente sul telefono. Forse per salutare ancora una volta, e poi ancora, e ancora.

Una donna in piedi ferma, alterna stancamente sbadigli e lunghe boccate di sigaretta.

Due uomini vestiti di cravatta e fili di auricolare come sciarpa, discutono di clienti presi, persi, da prendere.

Una ragazza appesa ad uno zaino più grande di lei, non sembra così pronta per il suo viaggio intorno al mondo.

Una signora affascinante ha coperto le occhiaie con il trucco. Muove piano i capelli per non spettinarsi e tiene il suo trolley per mano come fosse l’unico amico che ha al mondo.

Un anziano e la sua valigia anziana stanno in piedi un po’ storti in attesa di rivedere figli e nipoti sempre troppo lontani.

Tutti in una fila disordinata dietro la linea gialla. Arriva il treno, salgono, e sulla banchina in pochi minuti arriva il secondo blocco.

Come quadri di soggetti post-moderni e metropolitani, macchie di Vita buttate su una tela che disegno nella mia testa.

Ritagli di pace

Quello che cerchi è ormai fuori dalla portata del tuo occhio.

Nell’angolo sbiadito di un disegno tenuto per troppo tempo nel cassetto.

Lo scrigno è stato violato, il tesoro disperso.

Scatole meste e gonfie attendono di essere svuotate ora.

Passi stanchi affondano nell’anima che si fa fango e pioggia.

Nessuna parola ha più il sapore del mare d’estate.

Balli, canti, lasci che il mondo si pieghi. Non spetta più a te tenerlo dritto.

Quadri senza didascalie sono i pensieri, ammaliano senza che tu li possa capire.

Respiri l’aria in cui sei appena passato.

Il presente è l’unica àncora rimasta ai sogni alla deriva.

Squarci

Squarci su un vestito che ti lasciano la pelle scoperta. E sei esposto.

Squarci di cielo come grandi bocche da cui essere inghiottito. E sei nascosto.

Squarci al velo di un pensiero dietro il quale ti sei nascosto per troppo tempo. E sei confuso.

Squarci su un muro percorso dalla terra infuriata. E sei disperato.

Squarcio alla pagina di un diario. E nessuno saprà mai la verità.

Squarci di tempo che è insieme ieri e oggi. E sei eterno.

Il vuoto e il pieno

Non so pensare ad uno senza l’altro: il vuoto ed il pieno.

L’onda che arriva e riempie il bagnasciuga, e poi si ritira come una carezza che si fa attendendere.

La terra piena ed il cielo vuoto, in un abbraccio incollato da sempre e per sempre.

Un palloncino gonfiato a cercar risate, ed un polmone svuotato ma pieno di felicità.

Un amore a cui una vita ha fatto spazio, che ha riempito, e poi lasciato il vuoto  

Un’intuizione che cresce, espande, diventa un idea e satura la testa creativa. 

Un’ossessione che si insinua in affratti cavi e sottili di dolore, ed una esistenza che si svuota di voglia di essere lì. 

Note che riempiono, pause che svuotano. Intricata relazione nello spazio e nel tempo che è la musica…che riempie.

Non oggi

Un cielo azzurro maculato di nuvole in una giornata estiva,

o uno trapuntato di luci su un intenso sfondo nero.

Un prato verde su cui sdraiarsi e respirare piano,

o una lunga strada che taglia il mondo intero, da correre a perdifiato.

Paesi arroccati di casupole bianche come fiotti di panna montata,

o città, psichedelici formicai di persone e palazzi che pungolano il cielo.

Enormi pavimenti di ghiaccio che si congiungono al cielo,

o chilometri di sabbia mossa piano da aria calda e irrespirabile.

Boschi di ossigeno e alberi da sfiorare camminando,

o foreste fitte di nuance verdi che si avvinghiano come amanti. 

Tutto questo voglio vedere. Ognuna di queste cose vogliono vedere.

Ma non oggi, 

oggi mi basta la tua stanza, ed il tuo respiro sul mio viso.

Come l’acqua

Vorrei essere come l’acqua per te.

Quella di un ruscello in cui hai immerso i tuoi piedi stanchi nelle prime camminate primaverili

Essere li per darti ristoro, avvolgendoti sinuosamente fino alle caviglie.

Con il mio moto naturale massaggiarti lievemente,

allentare la tensione dei tuoi muscoli,

solleticare dolcemente le tue dita.

Vorrei essere come l’acqua per te.

In una giornata canicolare estiva, essere bevuto da te con la voluttà e la brama di un assetato.

Bagnare le tue labbra secche ed impastate.

Sostare nella tua bocca per il tempo di prendere il tuo sapore,

Poi disperdermi dentro di te,

scomparire,

annullarmi.

Vorrei essere come l’acqua per te.

Polverizzato in un soffice pioggia autunnale che ti coglie all’improvviso.

Cadere sui tuoi capelli, e con lentezza cambiarne la forma.

Sentire la tua mano passarvi attraverso per alleggerirli un po’.

Ma non potrai liberartene del tutto, non potrai mandarmi via.

Vorrei essere come l’acqua per te.

Una doccia calda alla fine di una delle tue lunghe giornate invernali.

Cadere ritmicamente sul tuo corpo nudo e stanco.

Scivolare sulla tua pelle come tante mani che ti accarezzano.

Seguire, con le mie gocce, le linee del tuo corpo,

atterrare sul tuo collo,

fare slalom fra i tuoi seni,

planare sulla tua pancia,

e poi giù verso il tuo centro…dove annichilirò felice

Vorrei essere come l’acqua.

Quasi invisibile, data per scontata,

eppure sempre con te in mille forme di essenziale fonte di vita.

Porte

Porte,

quante ne hai valicate tu?

Per entrare da qualche parte.

Per uscire verso qualche parte.

Porte,

che ti proteggono e nascondono quando hai paura del mondo.

che ti segregano e limitano quando vorresti essere nel mondo.

Porte,

Consumate come certi tuoi sogni traditi,

bianche e luminose come quelli che li sostituiranno

Porte,

Che hai riempito di calci, sbattuto,

chiuso dietro di te per piangere senza essere visto,

spogliarti, fare l’amore, dormire

Anche tu hai aspettato dietro ad una porta, lo so che ti è successo.

Trepidante in attesa di una buona notizia…”ce l’hai fatta”

o tremante con le mani sulle gambe, per la peggiore che tu abbia mai ricevuto…”mi dispiace abbiamo fatto tutto il possibile”

Porte che sono snodi della tua storia, dietro le quali hai ripassato le parole da  dire quando si aprirà…ma poi non te le ricordi

Porte che non si apriranno più, ed altre sempre aperte per te.

Porte,

Aiutano a ripararti quando non ne puoi più di tutta quella luce

Ma che puoi riaprire quando sei stanco di  quel buio.

Noi siamo porte. Non avere paura…bussa.